|
|
| Ernesto Biondi |
| La vita |
Ernesto Biondi nacque a Morolo il 29 gennaio 1854 da Angelo ed Eugenia Pistolesi. Trascorse a Morolo la sua infanzia e adolescenza ( 1854-1869) in un clima di affetti e spensieratezza. Fin dall' età scolare si mostrò più interessato al disegno che allo studio e ben presto il suo talento divenne noto a tutti, tanto è che, quando nel vicino paese di Supino, un incendio distrusse il Santuario di San Cataldo contenente la statua del Protettore, il Biondi venne chiamato per riprodurla tale e quale. |
 |
Il ragazzo eseguì perfettamente il suo compito e per ricompensa fu invitato a Roma. Affascinato dall' arte del passato e consapevole delle modeste prospettive di vita che gli offriva la sua terra, decise di rimanervi: era il 3 maggio 1870. A Roma si iscrisse all' Accademia di San Luca dove insegnava scultura il toscano Girolamo Masini. Ma in quell' accademia fu accolto in malo modo, volevano infatti respingerlo perché impreparato agli studi letterari. Nell' accademia apprese ben poco e ben presto se ne staccò. Fortunatamente Roma, con la sconfinata ricchezza delle sue opere d' arte uniche al mondo, divenne per lui un' accademia molto più formativa e gratuita. Ernesto perciò fu e rimase sostanzialmente un autodidatta. |
L' artista visse in un periodo cruciale per la storia italiana e assistette a eventi di grande portata storica: il compimento del Risorgimento e l' unificazione d' Italia con i problemi che ne seguirono, le drammatiche vicende della Crisi di fine secolo, l' aprirsi del secolo XX con tutte le sue aspettative di prosperità e progresso, lo scoppio e la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Ernesto Biondi non fu estraneo a tutto questo: visse la sua vita con l' intensità sentimentale di un artista e con la passione dell' uomo che si immedesima nei dolori dell' umanità e cerca con impegno di contribuire alla loro risoluzione, additando come linee direttrici i grandi valori della giustizia, della libertà e della fratellanza. Fu, infatti, un convinto sostenitore e propagandista del nascente movimento socialista, a fianco e a sostegno del quale si schierò con atti e opere.
Un esempio è dato dalle opere Povero Cola e Povera gente del 1888 dove denuncia le miserabili condizioni morali e materiali dei ceti popolari; ma anche partecipando alla festa dei lavoratori il 1° maggio 1901, o ancora attraverso diverse candidature provinciali. Insomma sperava in un mondo migliore, dove potesse regnare benessere, pace, libertà, uguaglianza e giustizia. Così scrive ad Alessandro Fortuna, all' approssimarsi dell' inaugurazione del monumento a Nicola Ricciotti e agli eroi ciociari: Cosa vuoi dunque che io aggiunga al marmo e al bronzo? Il voto ardente, perché venga presto la libertà vera, la giustizia vera, la luce vera.. La vita terrena del Biondi si concluse in Roma il 5 aprile 1917 a 63 anni. |
| Le opere |
 |
POVERO COLA E'una delle prime opere del Biondi che, probabilmente, nacque dal ricordo della fanciullesca vita campestre. In essa un contadino si dispera sul corpo del suo povero somaro schiantato dalla fatica. Un opera realizzata con modellato elementare e ruvido, nella quale emerge la forte carica espressiva che sarà sempre presente nelle sue sculture. |
 |
POVERA GENTE
In questa opera vi sono cinque figure in fila indiana. La povertà, oltre che dagli abiti frusti, trasuda dal loro aspetto scarno, sfiduciato. Apre la desolata sfilata una bimbetta, con le mani nascoste sotto le ascelle nella speranza di un po' di calore, dalla testa reclinata come sotto il peso di una fatalità ineluttabile. L' unico oggetto gradevole su cui può posare lo sguardo è un cagnolino che la precede e che sembra essere consapevole dello squallore dei suoi padroni e condividerlo. Gli attrezzi che, trascinati dietro a fatica, dovrebbero essere per questi doloranti girovaghi gli strumenti per far ridere la gente, costituiscono un evidente e penoso contrasto tra la tragicità della loro condizione e la comicità che dovrebbero offrire al loro pubblico alla cui ricerca si sono mossi. |
L' ULTIMO RE DI GERUSALEMME
Nel 1882 Biondi ideò la prima opera di una certa importanza, il bronzo rappresentante La morte di Antigono, in seguito presentato all' Esposizione di Anversa del 1885 con il titolo L' ultimo re di Gerusalemme. L' opera fu accolta con stupore per l' estrema e macabra crudezza della rappresentazione, nella quale il corpo acefalo del re giustiziato appariva appoggiato al tronco di un fico, tra i cui rami pendeva la testa spiccata. La grande statua di Antigono, dopo Anversa, fu mandata all' Esposizione di Londra, dove purtroppo fu trafugata e mai più ritrovata. |
 |
MONUMENTO MONTT E VARAS
Nel 1900 Biondi vinse il concorso internazionale indetto dalla città di Santiago del Cile per l' erezione di un monumento dedicato al primo Presidente della Repubblica Manuel Montt e al Ministro degli Interni Antonio Varas. Il monumento fu interamente realizzato a Roma, e nel 1903 mandato in Cile. L' artista pose le statue dei due statisti su di un' altra base di bronzo, Montt seduto con al fianco, in piedi, Varas. L' opera dei due politici, padri della Repubblica Cilena, è illustrata in forma allegorica sulla base ornata. Nella parte anteriore è la rappresentazione della Legge, una donna avvolta da un ampio mantello con in mano il Codice Civile. Sul lato destro una madre e un figlio raffigurano l' Istruzione Primaria, come sul sinistro un' analoga composizione illustra l' Istruzione Superiore. Sul lato posteriore del monumento, il Progresso è simboleggiato da una figura d' uomo con la falce in mano, che si libra parallela ad un binario ferroviario lasciando dietro di sé ricchezza di messi e viti. |
I SATURNALI
Rappresentano l' opera più nota del Biondi. Il gruppo è composto da dieci figure di grandezza naturale, rappresentanti antichi romani in preda all' eccitazione e all' ebbrezza durante le festività dedicate a Saturno. Nella scena è evidenziato l' aspetto di capovolgimento sociale proprio della festa; lo scultore rappresenta l' analogia morale della meretrice e della patrizia, del sacerdote e del gladiatore.
L' eterogeneo gruppo procede barcollando su di un piano inclinato: sulla destra avanza un suonatore di flauto, dietro un legionario ubriaco si poggia su uno schiavo curvo che a sua volta si sostiene alla donna della suburra; all' estrema sinistra si vedono tre grassi e lascivi personaggi, un nobile e due sacerdoti, uno dei quali, ormai privo di controllo, è stramazzato al suolo. Al centro del gruppo, unico fermo sulle sue gambe, s' innalza con portamento olimpico il gladiatore. |
 |
A lui si poggia una donna, anch' essa ebbra, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta in un insulso sorriso. Vicino alla donna è un fanciullo, nel quale il critico Ugo Ometti ha voluto vedere la rappresentazione del Cristianesimo nascente sullo sfondo della decadenza dell' Impero Romano. Il gruppo fu fuso in bronzo; portato all' Esposizione di Parigi del 1900 vinse il Gran Prix e Biondi fu insignito della Croce di Cavaliere dell' Ordine della Legion d' Onore dal presidente della repubblica francese Loubet. Tuttora il gruppo si trova nella Galleria d' Arte Moderna e Contemporanea di Roma. |
 |
LE MARIE AL SEPOLCRO
Sobrio e solenne gruppo di statue eseguito nel 1903 e oggi residente a Buenos Aires, da dove gli era stato commissionato. Verso il corpo di Cristo morto, disteso nella gelida solennità della morte, si curvano doloranti, riverenti, oranti le tre pie donne. Dall' insieme di quelle quattro figure spira qualche cosa di più del raccoglimento e della meditazione della morte; vi si legge tutta l'intensità di un pathos che sa sollevarsi alla sublimità di una religiosità trascendentale, soprannaturale. |
> |
GAIO
Nel 1911 il Biondi ideò la statua in pietra del grande giurista romano Gaio collocata a Roma, all' esterno del Palazzo di Giustizia, insieme al gruppo di statue dedicate ai giureconsulti romani che ornano la facciata e il cortile. Si tratta di una statua di dimensioni maggiori del naturale che rappresenta il giurista nobilmente seduto sulla sedia curale, dal volto sorretto da tre dita della mano destra che toccano il mento, dagli occhi che guardano lontano e che rivelano tutta la profondità del suo pensiero. |
 |
MONUMENTO AI MARTIRI CIOCIARI
Il monumento inaugurato a Frosinone il 9 ottobre 1910 era una palese dichiarazione di fede nel credo repubblicano. Esso fu eretto per onorare Nicola Ricciotti, patriota ciociaro fucilato a Cosenza nel 1844, dopo il fallimento della spedizione dei fratelli Bandiera. Il monumento si sviluppa intorno ad un pilastro di rosso di Verona che sorregge la rappresentazione della Libertà con trifase evocativo in trinomio Libertè, Egalitè, Fraternitè. Sotto s' affolla una decina di figure, tra le quali è Nicola Ricciotti. Una di queste figure ha in mano una picca con in cima il berretto frigio. |
 |
LE MISERE RECLUSE
L'opera presentata nell' 1911 all' Esposizione Universale di Roma fu modellata in creta, ma andò perduta in seguito alla mancata fusione in bronzo. Lo scultore trasse l' ispirazione per l' ideazione dell' opera da una sua visita al carcere femminile di Perugia, effettuata nel 1907. Le misere recluse era un gruppo composto da quindici figure femminili stanti, in grandezza naturale, poste in teoria, tanto vicine l' una all' altra, che le gonne delle loro umili vesti penitenziarie formavano un basamento unico, dal quale si staccavano i magri busti e le piccole teste costrette in monastiche cuffie. Alcune delle donne avevano le mani legate da catene. La parabola disegnata dalle teste nello spazio, il cui apice era al centro della composizione, riproponeva lo schema compositivo già sperimentato nei Saturnali. |
SAN FRANCESCO
Il Biondi fu un appassionato ammiratore di San Francesco. Del santo furono fuse cinque copie in bronzo, delle quali una fu mandata dal Governo Italiano all' Esposizione di San Francisco del 1915. Un' altra copia, ricavata da un bozzetto di gesso conservato nello studio dell' artista, fu fusa dopo la sua morte e collocata nel 1971 all' esterno della chiesa Collegiata di Santa Maria di Morolo. |
 |
Il Biondi colse il suo Francesco nel celestiale rapimento del suo Cantico a Frate Sole, tanto è che incise alcuni versetti del Cantico di Frate Sole sulla base della statua. Il Santo è in grandezza di poco superiore al naturale; scalzo, con le esili mani tese, con la barba sparuta, con le labbra scarne che si aprono appena per far intravedere i denti serrati, con l' abito che è un autentico sacco cinto da una corda. Ma gli occhi si aprono e brillano alla luce, cercano il cielo, contemplano visioni di paradiso. Lo spirito del santo non è di questo mondo, ma appartiene al cielo. |
FONTANE
Le fontane che Ernesto Biondi realizzò per la sua terra, furono commissionate all' artista da tre piccoli comuni: Gorga, Cisterna e Montelanico. La fontana di Gorga presenta una grotta artificiale, sulla cui sommità è posta una pastorella che abbevera le caprette. Dalla vasca sottostante si affaccia una testa di leone, simbolo di Leone XIII Pecci, in memoria del contributo che il Pontefice ciociaro dette ai gorgani per la costruzione del monumento. |
 |
La Fontana di Cisterna fu purtroppo distrutta durante la seconda guerra mondiale e in seguito ricostruita malamente. Presenta tuttora la statua della Dea Ferrovia modellata dal Biondi, che riporta la fertilità nei campi schiacciando l' idra della malaria. La Fontana di Montelanico, per la quale l' artista modellò i quattro putti alati che poggiano sulla coppa ferrea al centro della grande vasca, conserva sul basamento un' iscrizione che ricorda il fatto inedito che il sindaco di Morolo non volle eretta la fontana nel paese a causa dello schieramento politico del Biondi e questi decise quindi di donarla ai Montelanesi.
|
|